La colonna vertebrale è una serie di ossa separate l’una dall’altra da dischi intervertebrali, ovvero dei tessuti molli simili a dei piccoli cuscini che fungono da “ammortizzatori”. Il tessuto molle è rivestito da un anello fibroso che contiene il tessuto polposo e gelatinoso. Quando il rivestimento esterno del disco si rompe, il nucleo polposo può fuoriuscire dalla propria sede causando un’erniazione del disco.

ernia

CAUSE

Diverse sono le ragioni per cui si manifesta un’ernia discale ma le principali cause sono il logoramento e la rottura del disco dovuti all’inevitabile processo di invecchiamento, e la lesione della colonna vertebrale dovuta ad esempio a traumi.

L’ernia del disco associata a sintomi clinici si manifesta più spesso nelle persone di 30-50 anni. Sono considerati fattori di rischio le occupazioni sedentarie e la inattività fisica, il sovrappeso, la guida prolungata e costante, le vibrazioni, i lavori a elevato impegno fisico soprattutto se comportano abitualmente il sollevamento manuale di carichi, le gravidanze.

SINTOMI

Irradiazione del dolore nell'ernia lombo-sacrale

Irradiazione del dolore nell’ernia lombo-sacrale

In presenza di un’ernia, l’alterazione dell’anello fibroso discale esercita una pressione sul midollo spinale e sui nervi che provocherà, nella maggior parte dei casi, dolore, intorpidimento e mancanza di forza nelle parti del corpo raggiunte dai nervi schiacciati.

Tuttavia se l’ernia non esercita alcuna pressione sul midollo spinale nè sui nervi, è possibile che il paziente non percepisca alcun dolore.

FISIOPATOLOGIA

Con l’età e il tempo il rachide va incontro a fenomeni degenerativi che coinvolgono i corpi vertebrali, le faccette articolari e i dischi intervertrebali.

Dalla quarta decade il disco intervertrebale va incontro alla progressiva disidratazione. Sotto i 30 anni il contenuto di acqua è del 90%, mentre intorno agli 80 la percentuale di acqua scende al 70%.
Con l’età quindi il disco diventa più comprimibile e meno elastico. Una postura alterata provoca uno stress supplementare sulla colonna cervicale.



Esistono 4 stadi di erniazione discale:

I 4 stadi dell'ernia

I 4 stadi dell’ernia

  1. Degenerazione discale: progressiva disidratazione del disco con perdita di elasticità;
  2. Protrusione: la forma o la posizione del disco cambiano provocando un ingombro nel canale o nel forame;
  3. Ernia espulsa: vi è fuoriuscita del materiale discale nel canale vertebrale ma rimane confinato all’interno del disco;
  4. Ernia migrata: il nucleo polposo attraversa l’anulus fibroso entrando nel canale. Può migrare in alto o in basso.

Un’ernia può essere classificata per sede (intraforaminale, pramediana, mediana) o per tipo (dura, molle).


EPIDEMIOLOGIA

L’ernia del disco cervicale è una affezione che colpisce con una incidenza del 4-8% sul totale delle ernie discali. Di queste solo nel15% dei casi è indicato l’intervento chirurgico in quanto nel 85% dei casi si ha una risoluzione spontanea dei sintomi entro 3 mesi dall’insorgenza. Il livello più colpito è C5-C6, seguono C6-C7, C4-C5, C3-C4.

Seconde in frequenza sono le ernie discali lombari. Quelle tra le vertebre L4-L5 e L5-S1 si manifestano con sciatica, quelle più alte con cruralgia ovvero dolore sulla faccia anteriore della coscia.


DIAGNOSI

La diagnosi di ernia del disco inizia con l’esame completo della colonna vertebrale, delle braccia e degli arti inferiori. Il medico dovrà esaminare la colonna vertebrale osservando la flessibilità, l’ampiezza dei movimenti e segni che suggeriscano un danneggiamento delle radici nervose o del midollo spinale a causa di un’ernia del disco.

Potrebbe essere necessario ricorrere ad accertamenti diagnostici strumentali, quali la radiografia o la risonanza magnetica (RM), quest’ultima più indicata in quanto visualizza meglio i tessuti molli.


TRATTAMENTO

Il trattamento dell’ernia può essere:

  • Conservativo (riposo, fisioterapia, farmaci)
  • Chirurgico

Il trattamento va programmato caso per caso, correlando sintomi ed accertamenti radiologici.

La chirurgia dell’ernia discale può essere definita come mini-invasiva poiché si attua con l’ausilio del microscopio operatorio che permette al chirurgo di essere meno “invasivo” rispettando le strutture nervose ed essendo meno “demolitivo” rispetto alle strutture ossee e legamentose. Questa tecnica comporta numerosi vantaggi tra i quali minori rischi di complicazioni  decorso postoperatorio breve con veloce recupero del paziente e rapida dimissione. La chirurgia mini-invasiva, se eseguita da mani esperte, ha la stessa percentuale di successo della tecnica aperta.