Il trauma cranico rappresenta uno dei maggiori problemi sanitari per frequenza e impiego di risorse.
Le principali cause provengono dagli incidenti stradali con una percentuale di mortalità o danni permanenti molto alta.

Ci sono 3 tipologie di trauma cranico:

  • Trauma minore
  • Trauma di moderata gravità
  • Trauma grave

I traumi minori non hanno quasi mai interesse chirurgico e generalmente richiedono la sola osservazione clinica di 24 ore.
Trauma di moderata gravità: è il gruppo con una più elevata possibilità di sviluppare una patologia da trattare chirurgicamente.
Trauma grave: il paziente è in coma e necessita di trattamento rianimatorio.

Un trauma può essere diretto o inerziale. Nel primo caso le lesioni sono localizzate nella sede dell’impatto e sono direttamente correlate alla natura, forma e dimensioni dell’oggetto contundente. Rientrano in questa classificazione i traumi aperti, chiusi e penetranti.
Nel caso di un trauma inerziale la decelerazione improvvisa da inerzia come quella che si verifica negli incidenti d’auto può essere causa di: danni focali dovuti all’impatto del cranio contro una superficie rigida, 
danni diffusi (da commozione cerebrale) dovuti al brusco movimento inerziale del cervello relativamente al suo contenitore con lesioni del tessuto cerebrale (della corteccia o dei fasci di fibre bianche) e dei vasi con emorragie, ipertensione endocranica, edemi, ischemie e conseguenti deficit periferici.

Trauma da decelerazione

Trauma da decelerazione


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Ematomi intracranici

Ematomi intracranici

Dopo un trauma cranico lieve o moderato i sintomi più frequenti sono cefalea, vertigini, capogiri, leggero stordimento, nausea, stato confusionale, vomito.
Qualora il trauma cranico sia di grave entità, i sintomi possono essere gli stessi del trauma lieve ma alcuni, come la cefalea, più intensi.
Questi sintomi a volte iniziano con un periodo di perdita di conoscenza nel momento in cui si subisce il colpo ed ha una durata diversa a seconda dei casi. Al risveglio spesso ci si sente intontiti e confusi e può succedere di vomitare e/o avere le convulsioni. Anche l’equilibrio e la capacità di coordinazione possono risultare problematici e a secondo di dove è localizzato il danno cerebrale, possono essere pregiudicate le capacità di pensare, di controllare le emozioni, di muoversi, di provare sensazioni, di parlare, vedere, udire e anche ricordare.
In caso di frattura alla base del cranio può verificarsi fuoriuscita di liquor o di sangue dal naso o dalle orecchie.

Gli ematomi intracranici si classificano, in base alla loro localizzazione anatomica, in:

  • Ematomi epidurali (il sangue si accumula tra la teca cranica e la dura madre)
  • Ematomi sottodurali ( il sangue si accumula tra la dura madre ed il parenchima cerebrale)
  • Ematomi intraparenchimali (il sangue si accumula all’interno del parenchima cerebrale)

TRATTAMENTO

Gli ematomi, nella grande maggioranza dei casi, hanno indicazione chirurgica urgente.
Il trattamento neurochirurgico è indicato, inoltre, per la riduzione di fratture craniche e per la riduzione della ipertensione endocranica resistente al trattamento farmacologico.

Un discorso a parte meritano gli Ematomi sottodurali cronici.
Si tratta di una patologia meningea infiammatoria cronica che si manifesta generalmente due/tre mesi dopo un trauma cranico lieve in pazienti sopra i 60 anni che assumono farmaci anti-coagulanti ed anti-aggreganti (Cardioaspirina, Plavix, Coumadin).
Esordiscono di solito con cefalea, rallentamento ideo-motorio, vertigini, difficoltà nella deambulazione, ipostenia ad uno o più arti.
La diagnosi è radiologica e si effettua con la TAC senza mezzo di contrasto.
La terapia è squisitamente chirurgica e consiste nel rimuovere l’ematoma attraverso un piccolo foro cranico, in anestesia locale.